MA ESISTE SOLO LA FOTOGRAFIA DI GUERRA?
- Michele Dalla Palma
- 12 giu 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Ho appena ricevuto la comunicazione sui vincitori del World Report Award. Che raccontano di corpi smembrati, bare, cannoni, fumo e distruzione e “cieli di morte”.
Vorrei coinvolgere amici e colleghi in una discussione, o quantomeno con un loro pensiero, su cosa sia, oggi, il mondo dei premi e dei concorsi fotografici. Da molto tempo sono convinto che il sistema degli Award, che non frequento da tempo immemore, sia in qualche modo pilotato e condizionato, in modo invisibile, da una regia che vuole (o deve) mettere in evidenza soltanto la tragedia, la guerra, la distruzione, il dolore, l’angoscia, la violenza e il malessere di vivere. Specchio neppure troppo velato dei condizionamenti che una certa politica occidentale, ed europea in particolare, vorrebbe imporre ai suoi cittadini, sempre meno liberi e sempre più oppressi da un senso di inquietudine e paura indotta nei confronti del mondo e del futuro prossimo.
Nessuno potrebbe negare che viviamo tempi difficili, nei quali chi ingenuamente aveva decretato “la fine della storia” in nome di un globalismo che si è disintegrato sotto i colpi di revanscismi sempre più aggressivi deve assistere, oggi, alla tragica rinascita di nazionalismi autarchici sempre più simili a quelli vissuti dai nostri genitori e nonni… Tuttavia, tornando alla funzione universale della Fotografia, non esiste solo il male, solo l’orrore, solo la tragedia.
Ci sono ancora, nel mondo e anche nella quotidianità di ognuno, enormi bolle di bellezza, di pace, di empatia. E anche di spiritualità che si manifesta in ogni aspetto della Natura.
Che la fotografia potrebbe raccontare, con la sua ingenua immediatezza, stemperando e ammorbidendo il clima di angoscia con cui chi governa occultamente cerca di ridurci al silenzio assenso.
Perché allora, nei “concorsi” vince sempre e solo la fotografia dell’Orrore?
Mi piacerebbe ascoltare i vostri pareri.

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